“Il Mondo sta per finire”, diceva il primo.
“Finirà, ma non certo domani”, rispondeva il secondo.
“Non finirà mai”, interloquiva il terzo.
E litigavano e litigavano e non riuscivano a venirne a capo.
“Il Mondo sta per finire!”, riprendeva il primo. “Sento l’imminente fine scorrermi fin dentro le ossa, la posso percepire in ogni singola cosa. La rovina incombe su di noi, è dentro di noi. I legami che tengono integra la compagine del Mondo stanno per spezzarsi e tutto l’esistente svanirà in un’immane informe caotica nube di pulviscolo. Non c’è scampo e non c’è senso. E a che pro lavorare e faticare e costruire e conservare se il grande nulla ormai ci attende nel prossimo istante, per divorare tutto, per ingoiarci tutti?”
“Il Mondo finirà, ma tutto avverrà a suo tempo!”, ribatteva il secondo. “Perché il Mondo ha una sua storia, un suo senso e una sua logica, per quanto questa sfugga al nostro sguardo limitato e solo vaghi frammenti ne possiamo cogliere. Il Mondo è nato, è cresciuto, sta crescendo, e un giorno invecchierà e morirà, come tutti gli esseri e le creature. Oggi del Mondo possiamo contemplare ancora le forme solide, le salde montagne e i fermi continenti e la regolarità delle orbite celesti, e tutte dicono che il tempo della fine è ben lontano. Cómpito nostro è attendere senza fretta né timore e curare questo giardino in cui siam stati posti a vivere, e curarci gli uni degli altri secondo l’ordine che nel Mondo possiamo riconoscere, così da esser degni di ciò che verrà quando, a suo tempo, giungerà la fine, e allora conosceremo quel grande disegno di cui tutti siam piccola parte.”
“No, il Mondo non finirà mai!”, decretava il terzo. “È sempre esistito, sempre esisterà, e basta interamente a se stesso, perché il Mondo è senza fine nel tempo come nello spazio, e nulla può esservi fuori del Mondo perché per definizione esso tutto già comprende. Privo di inizio, privo di fine, e privo di senso e indifferente verso di noi così come lo è il bue verso pidocchi e pulci che il suo vello ospita. E quindi un senso sta a noi costruirlo, se così ci piace, costruirlo per noi e per chi ci circonda, e conservarlo per coloro che verranno dopo di noi, perché del Mondo cinico non abbiano a patire le durezze. Vana la speranza o la follia di chi la Fine del Mondo attende, nel prossimo istante o nei secoli a venire, e amara la sua delusione.”

E litigavano e litigavano e non riuscivano a venirne a capo.
Decisero così un giorno di recarsi dal Grande Saggio, noto per avere tutte le risposte e forse anche di più.
Il Grande Saggio viveva sulla montagna. Bisogna sapere che tutti i Grandi Saggi vivono sulle montagne, sulla cima dei cocuzzoli o dentro ascose grotte e umide. O forse, chissà, i Grandi Saggi che vivono nelle pianure, o in riva ai fiumi, o sulle spiagge, sono talmente saggi da riuscire a ben cammuffarsi agli sguardi della gente. Per non parlar di quelli delle metropoli.

Quando posero il loro quesito e chiesero chi di loro tre avesse ragione, il Grande Saggio sorrise beffardo e poi rispose:
“Avete ragione tutti e tre e nessuno. Perché il Mondo finisce sempre, finisce in ogni singolo istante in cui esiste, finisce in ogni istante e in ogni istante si rinnova.”
Perplessi i tre si guardarono tra loro e poi di nuovo verso il Grande Saggio, che sorrise un po’ più beffardamente e aggiunse:
“Certo, queste son parole. Il difficile è percepirlo. È la differenza che passa tra dilettarsi nell’udire un poema d’amore e avere le membra in fiamme e l’anima per il desiderio di donna, d’uomo o quant’altro; è la differenza che passa tra l’assistere a teatro al dramma d’assassinio e sentire con terrore il soffio della vita che ti sfugge quando la gelida lama del nemico ti ha tranciato la gola.”
E allora i tre, all’unisono, chiesero al Grande Saggio se ci fosse riuscito, se fosse riuscito, lui, che dopotutto era il Grande Saggio, a percepire ciò di cui parlava, a percepire che il Mondo finiva e rinasceva a ogni istante.
E il Grande Saggio, sorridendo più beffardo che mai, rispose:
“Non ancora, ma prima o poi ci riuscirò. Certamente prima che il Mondo finisca, perché quando ci riuscirò, e questo è altrettanto certo, allora sì, il Mondo finirà.”

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